Il dente del giudizio può rimanere per anni senza dare alcun problema oppure iniziare improvvisamente a fare male, gonfiare la gengiva o rendere difficile masticare.
Quando succede, la domanda è quasi sempre la stessa: deve essere tolto?
Non c’è una risposta uguale per tutti. Prima dobbiamo valutare la posizione del dente, lo spazio disponibile e soprattutto capire se sta già causando infiammazioni, carie o problemi ai denti vicini.
E non è necessario aspettare che faccia male per controllarlo: anche un dente del giudizio senza sintomi può richiedere una valutazione, soprattutto se è incluso o sta crescendo in una posizione sfavorevole.
Se dalla valutazione emerge che è meglio rimuoverlo, dobbiamo poi capire che tipo di estrazione richiede. In alcuni casi l’estrazione è relativamente semplice. In altri, soprattutto quando il dente è incluso nell’osso o molto vicino a strutture anatomiche delicate, la rimozione può richiedere un vero intervento di chirurgia orale che deve essere pianificato con attenzione.

Che cos’è il dente del giudizio e quando spunta?
Il dente del giudizio è il terzo molare, l’ultimo dente dell’arcata, e generalmente compare tra la fine dell’adolescenza e i primi anni dell’età adulta
Possiamo avere fino a quattro denti del giudizio, uno in fondo a ogni lato delle due arcate, ma non tutte le persone li sviluppano tutti e quattro.
Il problema nasce soprattutto dallo spazio disponibile.
Quando il terzo molare riesce a erompere completamente, assume una posizione corretta e può essere pulito bene, può comportarsi come qualsiasi altro molare.
In altri casi non trova spazio sufficiente. Può allora rimanere completamente all’interno dell’osso, uscire soltanto in parte oppure crescere inclinato verso il molare che si trova davanti.
Parliamo in questi casi di dente del giudizio incluso o semi-incluso.
Questo non significa però che il dente del giudizio possa dare problemi soltanto da giovani. Un dente rimasto incluso, parzialmente erotto o in una posizione sfavorevole può iniziare a creare disturbi anche a 30, 40 o 50 anni. In questi casi spesso non si tratta di un dente che “sta nascendo” in quel momento, ma di un dente già presente da anni che ha iniziato a provocare sintomi.
La posizione, più che la semplice presenza del dente, è quindi uno degli elementi che dobbiamo valutare per capire se può essere mantenuto senza problemi.
Un dente del giudizio non deve essere tolto semplicemente perché esiste.

Perché il dente del giudizio può fare male?
Il dolore può dipendere dall’infiammazione della gengiva, da un’infezione, da una carie o dalla posizione del dente mentre cerca di erompere
Uno dei problemi più frequenti riguarda i denti che riescono a uscire soltanto in parte.
Una porzione della corona rimane coperta dalla gengiva e si crea una zona difficile da pulire, dove possono accumularsi residui alimentari e batteri. La gengiva intorno al dente può quindi infiammarsi e diventare gonfia e dolorante.
Questa condizione prende il nome di pericoronite.
Il dolore può irradiarsi verso la mandibola e l’orecchio e, quando l’infiammazione è più importante, possono comparire difficoltà ad aprire bene la bocca, gonfiore e malessere.
Il dente può fare male anche perché è cariato. La posizione molto arretrata rende infatti più difficile raggiungerlo correttamente con lo spazzolino.
In alcuni casi il problema interessa invece il secondo molare, cioè il dente immediatamente davanti al dente del giudizio. Quando i due elementi sono molto vicini o inclinati l’uno verso l’altro, la pulizia può diventare difficile e aumentare il rischio di carie o problemi gengivali in quella zona.
Quando il dolore ritorna più volte, non basta continuare a sfiammare la gengiva: dobbiamo capire perché il problema continua a ripresentarsi.

Quando il dente del giudizio va tolto?
L’estrazione viene presa in considerazione quando il dente provoca problemi che non possono essere risolti mantenendolo in bocca
Tra le situazioni che possono portare alla rimozione troviamo:
- infezioni o pericoroniti ricorrenti;
- carie del dente del giudizio che non può essere recuperata in modo affidabile;
- danni o carie del molare vicino;
- ascessi o altre infezioni;
- problemi gengivali legati alla posizione del dente;
- cisti o altre alterazioni associate a un dente incluso;
- fratture o condizioni che rendono il dente non recuperabile.
Non basta invece una prima infiammazione lieve per stabilire automaticamente che il dente debba essere estratto. Valutiamo la gravità dell’episodio, la sua eventuale ricorrenza, la posizione del dente e la probabilità che il problema possa ripresentarsi.
Anche l’assenza di dolore non è l’unico criterio. Un dente incluso può non dare sintomi ma mostrare radiograficamente problemi a carico del molare vicino o dei tessuti circostanti.
La decisione non dipende soltanto da quanto fa male, ma da ciò che il dente sta provocando o rischia concretamente di provocare.
Quando invece si può lasciare il dente del giudizio?
Se il dente è sano, ben posizionato, pulibile e non provoca problemi ai tessuti o ai denti vicini, spesso può essere semplicemente controllato nel tempo
Un dente del giudizio completamente erotto, in buona posizione e facilmente raggiungibile durante l’igiene quotidiana non deve essere rimosso per principio.
Possiamo controllarlo durante le normali visite, esattamente come facciamo con gli altri denti.
Anche nel caso di denti inclusi che non provocano sintomi e non mostrano segni evidenti di malattia, la scelta tra controllo ed estrazione preventiva non è sempre automatica.
Se decidiamo di non estrarlo, quindi, non significa necessariamente che succederà qualcosa. Un dente sano e stabile può rimanere a lungo senza creare problemi. Se invece sono già presenti infezioni, carie, danni al dente vicino o altre alterazioni, lasciare irrisolta la causa può permettere al problema di ripresentarsi o progredire.
In questi casi valutiamo età, posizione, sviluppo delle radici, rapporto con il secondo molare, possibilità di controllo nel tempo e quadro radiografico.
Se decidiamo di mantenerlo, però, non significa dimenticarcene.
Un dente del giudizio che non viene estratto deve comunque essere controllato nel tempo.
Un dente del giudizio incluso va tolto per forza?
No, l’inclusione da sola non significa automaticamente che il dente debba essere estratto
Un dente incluso è un dente che non è riuscito a erompere completamente perché manca spazio, incontra un ostacolo oppure si trova in una posizione che ne impedisce la normale uscita.
Può essere completamente circondato dall’osso oppure parzialmente coperto da osso e gengiva.
Alcuni denti inclusi rimangono stabili per anni senza creare problemi. Altri possono favorire infezioni, carie del dente vicino, perdita di osso o formazione di una cisti.
Per questo non decidiamo in base alla parola “incluso”, ma in base a come è incluso e cosa vediamo intorno al dente.
Un dente orizzontale appoggiato contro il secondo molare, per esempio, richiede una valutazione diversa rispetto a un dente completamente incluso, stabile e senza alterazioni dei tessuti circostanti.
La posizione radiografica del dente è spesso più importante del fatto che sia visibile o meno in bocca.
Dente del giudizio e denti storti: può spingere gli altri denti?
Non ci sono prove solide che togliere i denti del giudizio impedisca da solo l’affollamento dei denti anteriori
È una convinzione ancora molto diffusa: il dente del giudizio cresce, spinge tutti gli altri denti in avanti e rende storti gli incisivi.
In realtà l’affollamento dentale è un fenomeno complesso che può dipendere da numerosi fattori, tra cui crescita delle arcate, posizione dei denti, cambiamenti legati all’età e storia ortodontica.
Gli studi disponibili non dimostrano che l’estrazione dei denti del giudizio prevenga in modo affidabile l’affollamento futuro.
Questo non significa che la posizione del terzo molare non debba essere considerata all’interno di una valutazione ortodontica. Significa semplicemente che “evitare che spinga i denti davanti” non è, da solo, un motivo sufficiente per estrarlo.

Estrarre un dente del giudizio è sempre un intervento chirurgico?
No. Un dente completamente erotto e facilmente accessibile può essere estratto in modo relativamente semplice, mentre un dente incluso può richiedere una vera procedura di chirurgia orale
Questa distinzione è particolarmente importante.
Se il dente è completamente fuori dalla gengiva, ben visibile e presenta radici favorevoli, la rimozione può essere simile a quella di altri molari.
Un dente incluso o semi-incluso può invece richiedere una procedura completamente diversa.
In questi casi può essere necessario incidere la gengiva per raggiungere il dente, scoprire una parte dell’osso che lo ricopre e, quando serve, dividere il dente in più parti per poterlo rimuovere senza creare un accesso eccessivamente ampio.
Alla fine dell’intervento la gengiva può essere riposizionata con punti di sutura.
Tipo di inclusione, profondità del dente, forma delle radici e vicinanza a strutture anatomiche importanti determinano il livello di difficoltà.
Per questo non esiste in assoluto un “dente del giudizio più difficile da togliere”: due denti apparentemente simili possono richiedere interventi molto diversi in base alla loro posizione e alla forma delle radici.
Prima di parlare di estrazione, dobbiamo capire quale tipo di estrazione richiede quel particolare dente.
Quali esami servono prima dell’estrazione?
La radiografia panoramica permette normalmente di valutare posizione, radici e rapporti con le strutture vicine; nei casi selezionati può essere utile un esame tridimensionale
Prima di un’estrazione complessa dobbiamo sapere esattamente dove si trova il dente.
L’ortopanoramica, cioè la radiografia panoramica delle arcate dentarie, permette di vedere la posizione del dente del giudizio, la forma delle radici e il rapporto con gli elementi vicini.
Particolare attenzione va riservata ai denti del giudizio inferiori, perché le loro radici possono trovarsi molto vicine al nervo alveolare inferiore, che attraversa la mandibola e dà sensibilità al labbro inferiore, al mento e ai denti della stessa zona.
Se la panoramica fa sospettare un rapporto molto stretto tra radici e nervo, può essere indicata una CBCT, un esame radiologico tridimensionale che permette di studiare con maggiore precisione questa relazione.
La CBCT non è quindi necessaria automaticamente per tutti i denti del giudizio.
La utilizziamo quando le informazioni tridimensionali possono realmente cambiare la pianificazione dell’intervento.
Più il dente è vicino a strutture delicate, più importante diventa pianificare l’intervento prima di iniziare.

Cosa succede se il dente è molto vicino al nervo?
Se le radici di un dente del giudizio inferiore sono molto vicine al nervo, la strategia chirurgica deve essere valutata con particolare attenzione
Durante la rimozione di un terzo molare inferiore esiste un rischio di irritare o danneggiare i nervi che passano nella zona.
Nella maggior parte dei casi eventuali alterazioni della sensibilità sono temporanee, ma nei casi più complessi il rischio deve essere discusso prima dell’intervento.
Quando le radici sono molto vicine al nervo alveolare inferiore, in situazioni selezionate può essere valutata una coronectomia.
Questa procedura consiste nel rimuovere la corona del dente lasciando intenzionalmente le radici nell’osso, in modo da ridurre il rischio di danneggiare il nervo durante la loro rimozione.
Non è una soluzione adatta a tutti. La possibilità di eseguirla dipende dallo stato del dente, dalla presenza di infezioni o carie e dalla posizione delle radici.
Quando il dente è vicino al nervo non significa necessariamente che non possa essere trattato, ma che la strategia deve essere scelta con maggiore cautela.

Cosa fare se il dente del giudizio è infiammato e fa male?
Dolore, gengiva gonfia e difficoltà a masticare richiedono una valutazione odontoiatrica per capire se si tratta di una semplice infiammazione o di un’infezione
Nell’attesa della visita è utile mantenere la zona il più possibile pulita, anche se raggiungere un dente parzialmente erotto può essere difficile.
Gli antidolorifici possono aiutare temporaneamente se sono adatti alla propria situazione, ma non risolvono ciò che sta provocando il problema.
Anche l’antibiotico non deve essere considerato automaticamente la cura del dente del giudizio.
Può essere indicato in determinate infezioni, soprattutto quando esistono segni di diffusione o sintomi generali, ma la decisione deve essere presa dopo una valutazione.
Se un lembo di gengiva continua a infiammarsi perché copre parzialmente un dente che non ha spazio per erompere correttamente, il problema può ripresentarsi anche dopo il miglioramento dell’episodio acuto.
Un gonfiore che aumenta rapidamente, febbre importante oppure difficoltà a deglutire o respirare richiedono invece una valutazione urgente.
Far passare l’infiammazione è una cosa; capire come evitare che ritorni è la decisione successiva.
Fa male togliere il dente del giudizio?
Durante l’intervento l’anestesia locale impedisce di avvertire dolore, mentre nei giorni successivi sono normali un certo fastidio, gonfiore e rigidità della mandibola
La maggior parte delle estrazioni viene eseguita in anestesia locale.
Nei casi più complessi oppure quando esistono particolari necessità possono essere valutate forme di sedazione o, più raramente, l’anestesia generale in un ambiente adeguato.
Dopo l’intervento il gonfiore può aumentare nelle prime giornate e poi iniziare gradualmente a diminuire. Anche aprire completamente la bocca e masticare può risultare più difficile per alcuni giorni.
Il recupero dipende molto dalla complessità dell’intervento. Rimuovere un dente completamente erotto non è la stessa cosa che rimuovere chirurgicamente un molare profondamente incluso nell’osso.
Una corretta gestione postoperatoria aiuta a proteggere il coagulo che si forma nell’alveolo e favorisce la guarigione.
Cosa mangiare e come comportarsi dopo l’estrazione?
Nei primi giorni sono preferibili alimenti morbidi e una pulizia delicata della bocca, evitando tutto ciò che può disturbare la ferita e il coagulo
Dopo l’estrazione si forma nell’alveolo un coagulo di sangue che protegge la ferita e permette ai tessuti di iniziare a guarire. Per questo nei primi giorni dobbiamo evitare comportamenti che possano spostarlo o traumatizzare la zona.
Nelle prime ore e finché masticare risulta scomodo sono generalmente più adatti alimenti morbidi e non troppo caldi, come yogurt, purè, uova, pasta morbida o altri cibi che non richiedano una masticazione intensa.
È meglio evitare temporaneamente alimenti duri, croccanti oppure molto piccoli, come semi e frutta secca, che possono irritare la ferita o rimanere nella zona dell’estrazione.
Anche l’igiene orale deve continuare. Gli altri denti possono essere puliti normalmente, mentre nella zona operata dobbiamo seguire le indicazioni ricevute e procedere con maggiore delicatezza per non danneggiare il coagulo o eventuali punti di sutura.
Il fumo può aumentare il rischio di problemi di guarigione e di alveolite e dovrebbe essere evitato durante il periodo indicato dopo l’intervento.
Il ritorno alle normali attività dipende invece dalla complessità dell’estrazione. Dopo una procedura semplice molte persone riprendono rapidamente la propria routine, mentre dopo un intervento chirurgico più complesso possono essere necessari alcuni giorni.
La guarigione dipende anche da come viene protetta la zona nelle prime giornate dopo l’intervento.
Quando il dolore dopo l’estrazione non è più normale?
Dolore e gonfiore iniziali sono comuni, ma un dolore che aumenta invece di migliorare oppure febbre, cattivo sapore e gonfiore importante devono essere controllati
Una delle complicazioni possibili è l’alveolite secca, una condizione dolorosa nella quale il coagulo che dovrebbe proteggere l’alveolo non si forma correttamente o viene perso troppo presto.
Il dolore tende in questo caso a diventare molto intenso alcuni giorni dopo l’estrazione anziché migliorare progressivamente.
È opportuno contattarci anche in presenza di sanguinamento che non si arresta, gonfiore molto importante, febbre, secrezioni o peggioramento generale.
Non bisogna quindi giudicare il recupero soltanto dal fatto che “fa ancora male”, ma soprattutto dall’andamento dei sintomi nei giorni successivi.
Dopo un intervento il dolore dovrebbe progressivamente migliorare, non diventare sempre più intenso.

Dente del giudizio: la scelta dipende dal singolo caso
Togliere un dente del giudizio non deve essere una decisione automatica, ma il risultato di una valutazione clinica e radiografica
Alcuni denti del giudizio possono rimanere in bocca senza creare problemi e richiedono soltanto controlli periodici.
Altri provocano infezioni ricorrenti, carie, danni ai denti vicini o condizioni che rendono l’estrazione la soluzione più appropriata.
La differenza può essere ancora più importante quando il dente è incluso: quello che viene chiamato genericamente “togliere il dente del giudizio” può passare da una normale estrazione a un intervento chirurgico che richiede pianificazione, accesso all’osso, sezione del dente e particolare attenzione al rapporto con il nervo.
Per questo in Maison Dental partiamo sempre dalla visita e dagli esami realmente necessari prima di decidere se intervenire e in quale modo.
Se il dente del giudizio ti fa male, si infiamma oppure vuoi semplicemente controllare che sia tutto a posto, contattaci e prenota una visita.


